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Martedì, 25 Marzo 2014 07:04

“Tweet Tweet fa…la Turchia” - Tra Censura e desiderio di libertà

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Follow-me-blockCome ben si sa “il vietare qualcosa” genera nell’essere umano una propensione ancora maggiore ad accostarsi all’aspetto proibito, vuoi per curiosità, vuoi per desiderio di liberarsi dalle imposizioni. Fatto sta che, come accade nei bambini, che sottoposti a un divieto dai genitori, continuano imperterriti, anche in Turchia si è verificato un evento simile.


Abbiamo deciso di segnalarlo e di commentarlo insieme a voi.  La Turchia, Paese ormai emergente, si è accostata sempre più all’Unione Europea,  avviando fin dal 2005 negoziati di adesione. In questi giorni, però, codesta terra, crocevia millenaria di interazioni culturali più disparate, è stata teatro di uno scontro fra il presidente Abdullah Gul e il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, a causa della decisione del governo di bloccare l'utilizzo di Twitter nel Paese.

Ciò ha scatenato lo sgomento della popolazione turca e di quella mondiale. Riportiamo alcuni commenti rilasciati dalla comunità europea:  un dirigente Usa lo ha definito un «autodafe’ del XXI secolo»,  la commissaria europea per le nuove tecnologie Neelie Kroes ha condannato il blocco: «L'interdizione di Twitter in Turchia è senza fondamento, inutile e vile. Il popolo turco e la comunità internazionale vedranno questo come una censura. Cosa che è davvero», su Twitter il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, ha scritto: «In una democrazia spetta ai cittadini decidere come comunicare non allo Stato», infine anche la portavoce del dipartimento Usa, Jen Psaki, ha espresso «preoccupazione», come riferisce la stampa di Ankara :«Siamo molto preoccupati da ogni ipotesi di chiusura delle reti social.

Le democrazie  sono rafforzate dalla diversità delle voci che si esprimono in pubblico». Ignorando le critiche mondiali e quelle dei suoi stessi cittadini, Erdogan tuona parole forti in questi giorni nei vari comizi a Istanbul davanti a decine di migliaia di sostenitori queste affermazioni: «Se Twitter non rispetta le leggi turche, faremo quello che è necessario. Non siamo una repubblica delle banane», e ancora “Non capisco come le persone intelligenti possano ancora difendere Facebook, YouTube e Twitter, dove si trova ogni sorta di menzogna” minacciando azioni anche contro Facebook e Youtube.

Il blocco di Twitter in Turchia si è verificato dopo che sono state pubblicate rivelazioni compromettenti di corruzione per il premier e per altre personalità del potere islamico in riferimento soprattutto alla tangentopoli del Bosforo. Tali divulgazioni sono inserite in un contesto che nelle ultime settimane è contraddistinto dalla velenosa campagna elettorale turca per le elezioni amministrative, che si terranno il 30 marzo.

Nei primi giorni il divieto è stato un fallimento totale, anzi il traffico è aumentato del 30%.  Gli utenti turchi hanno trovato decine di vie alternative per continuare a cinguettare: reti di telecomunicazioni privata (VPN) e modifiche ai DNS per aggirare il blocco ; anche lo stesso vicepremier Bulent Arinc, considerato un moderato nel governo islamico turco, ha aggirato il problema: ha pubblicato il proprio programma di lavoro- come riferisce la stampa di Ankara, che si chiede se il gesto del vicepremier  sia o meno una critica implicita al blocco di Twitter deciso da Erdogan-. Come rileva online Hurriyet, diverse tecniche per aggirare il divieto sono state già messe a punto nel paese. Lo stesso cofondatore di Twitter, Jack Dorsey, intanto ha pubblicato un tweet con le istruzioni per aggirare il blocco tramite gli operatori di telefonia mobile. In particolare, lo stratagemma consigliato da Dorsey consente di postare dei tweet usando il servizio di sms. «Gli utenti di Avea e Vodafone scrivano START al 2444 - si legge nel tweet di Dorsey -. Per Turkcell si scriva START al 2555». Inoltre come riporta il Wall Street Journal, Google ha respinto la richiesta del governo turco di rimuovere da YouTube i video sulla presunta corruzione del governo: il rifiuto di Google potrebbe tradursi nella decisione di Ankara di bloccare l'accesso a YouTube, dopo che è stato bloccato quello a Twitter. La censura però continua a dilagare anche oggi. Infatti nonostante i buoni auspici e il dissenso twittati da Gul, "Un divieto completo sulle piattaforme dei social media non può essere approvato. Io spero che questa situazione non durerà a lungo".

Nella notte di sabato la Internet Renesys (società di analisi del traffico) ha confermato che la tecnica della modifica delle impostazioni DNS era stata bloccata. Le autorità si erano infatti messe d'accordo con i provider attuando questo  blocco blando. Di fatto, ciò che i fornitori di connettività turchi facevano era mostrare una pagina diversa da quella che sarebbe dovuta comparire visitando quella di twitter, in cui si spiegavano le ragioni del blocco. La forza della rivolta e il desiderio di libertà ha portato i più esperti ad usare la rete per divulgare gli stratagemmi per aggirare la censura. Per raggiungere un bacino di utenza maggiore, le istruzioni sono state scritte sulle banconote e sulle mura di Istanbul.

Il Washington Post, spiega che il governo turco, sembra avere ordinato ai provider di bloccare direttamente gli indirizzi Ip del sito americano. Le autorità turche poi, chiudendo diversi canali Dns fra cui quelli di Google, stanno concretizzando l’obiettivo pronunciato dal governo turco: “Siamo determinati sulla questione, indipendentemente da ciò che possa dire il mondo. Non permetteremo alle persone di essere divorati da YouTube, Facebook o da altri. Qualsiasi passi debbano essere presi noi li prenderemo senza esitazioni”. Tali azioni di censura operate dal governo sono assimilabili a quelle di divieto realizzate da un genitore nei  confronti dei propri figli. Ciò sembra una catena che creerà altri aspetti e altri aspetti ancora fino a quando qualcuno demorderà…Vedremo se il governo turco o i 500 milioni di utenti che cinguettano.

Fonti: La Stampa esteriLa Stampa esteri, Yahoo notizieYahoo notizie, Il MessaggeroIl Messaggero, Skytg24Skytg24, WiredWired

 

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